Per decenni, la trasformazione delle imprese ha seguito uno schema consolidato: digitalizzare i processi, migrare al cloud, standardizzare le operazioni e, successivamente, ottimizzarle nel tempo.
Questi investimenti, pur essendo fondamentali, non rappresentavano il traguardo: costituivano le fondamenta. E oggi stanno generando nuovo valore, man mano che le organizzazioni adottano l’intelligenza artificiale per ottenere risultati di business concreti e misurabili.
Oggi, c’è però un altro elemento che sta assumendo un’importanza altrettanto decisiva: i dati. Le organizzazioni che sono nella posizione migliore per amplificare il valore generato dall’AI sono quelle che hanno investito in solide basi dati, in grado di fornire all’intelligenza artificiale il contesto di business affidabile di cui ha bisogno per ragionare, formulare raccomandazioni e agire.
Quando incontro clienti e partner, osservo l’emergere di un nuovo modello. La conversazione non riguarda più tanto dove sia possibile applicare l’AI, quanto piuttosto cosa accade quando l’intelligenza diventa parte integrante del modo in cui l’azienda opera.
Sebbene ogni percorso di trasformazione sia diverso, ci sono tre cambiamenti che emergono in modo ricorrente e costante.
1. Dai casi d’uso dell’AI ai processi di business intelligenti
La prima fase di adozione dell’AI è stata incentrata sulla dimostrazione del valore. Le organizzazioni hanno individuato casi d’uso ad alto impatto, ottenuto risultati misurabili e acquisito la fiducia necessaria per comprendere che l’intelligenza artificiale poteva fare la differenza.
Questo lavoro non è ancora concluso. Tuttavia, sempre più clienti ci chiedono come rendere l’intelligenza una componente integrata dei processi di business che i dipendenti utilizzano ogni giorno. E stiamo già iniziando a vedere come questo si traduca nella pratica.
Un esempio è HR Path Brazil, azienda brasiliana specializzata nella selezione e gestione dei talenti per imprese internazionali, che utilizza Joule integrato in Âé¶¹Ô´´ SuccessFactors HCM per automatizzare le interazioni HR più routinarie. La soluzione aiuta i dipendenti a trovare più rapidamente le informazioni di cui hanno bisogno, consentendo al tempo stesso alle divisioni Risorse Umane di concentrarsi su attività a maggior valore strategico. L’azienda ha registrato una riduzione del 7% delle richieste standard di assistenza HR e ha eliminato due ore di lavoro settimanali dedicate al supporto HR, un beneficio che cresce rapidamente nel tempo. È un esempio concreto di come un’intelligenza artificiale integrata e connessa stia diventando parte del modo in cui il lavoro viene svolto.
2. Dal misurare l’utilizzo dell’AI al misurare i risultati di business che genera
Un altro cambiamento significativo che sto osservando riguarda il modo in cui le organizzazioni definiscono il successo. Il ritorno sull’investimento (ROI) è ormai dato quasi per scontato, e questo emerge chiaramente anche dai dati, in particolare dalla ricerca che abbiamo svolto con Oxford Economics pubblicata proprio questa settimana.
Lo studio mostra che a livello globale le organizzazioni che investono nell’intelligenza artificiale prevedono un ritorno medio del 21% già quest’anno, destinato a crescere fino al 38% nei prossimi due anni. Inoltre, con la crescente diffusione dell’AI agentica, si stima che questa possa generare un ritorno economico pari a 17,6 milioni di dollari, oltre quattro volte superiore rispetto alle stime dello scorso anno (4,3 milioni di dollari).
Questo consente alle organizzazioni di concentrarsi maggiormente sui risultati di business prodotti dall’AI. Le domande che si pongono oggi sono, ad esempio: possiamo ridurre i tempi dei processi? Possiamo migliorare la qualità delle decisioni? Possiamo liberare tempo alle persone affinché si dedichino ad attività che generano maggiore valore? Possiamo rendere l’azienda più resiliente e più capace di reagire ai cambiamenti?
Si tratta di un cambiamento importante perché sposta il focus dall’implementazione della tecnologia al miglioramento delle performance dell’impresa.
3. Dai sistemi di record al nuovo sistema operativo dell’impresa
Il terzo cambiamento è quello che, a mio avviso, avrà il maggiore impatto nel lungo periodo.
Per decenni il software enterprise ha avuto principalmente il compito di registrare le transazioni, standardizzare i processi e automatizzare le attività ripetitive. Oggi sta iniziando ad aiutare le organizzazioni ad anticipare i cambiamenti, suggerire le azioni più opportune, coordinare il lavoro tra diverse funzioni aziendali e, sempre più spesso, eseguire decisioni operative di routine sotto la supervisione delle persone.
Per questo ritengo che l’Autonomous Enterprise rappresenti molto più della fase successiva dell’automazione. Rappresenta un nuovo modello operativo per le imprese.
Invece di impiegare tempo per collegare informazioni provenienti da finanza, supply chain, procurement, risorse umane e customer operations prima di decidere come agire, i sistemi intelligenti possono sempre più fornire il contesto necessario, proporre raccomandazioni, orchestrare il lavoro e aiutare i team a eseguire le attività .
Le persone rimangono saldamente al centro delle decisioni. Ma sono supportate da un software enterprise che sta diventando un partecipante attivo al funzionamento e all’esecuzione del business, e non più soltanto un sistema che registra ciò che è già accaduto.
La direzione che ci attende
Le organizzazioni che costruiranno il maggiore vantaggio competitivo nel lungo periodo non saranno semplicemente quelle che implementeranno il maggior numero di casi d’uso di AI. Saranno quelle che utilizzeranno questi primi successi per ripensare il modo in cui il lavoro viene svolto all’interno dell’intera impresa.
Il percorso verso l’Autonomous Enterprise non si realizzerà dall’oggi al domani e non eliminerà la necessità di una leadership forte, di una governance efficace o di persone competenti. Anzi, tutti questi elementi diventeranno ancora più importanti.
Probabilmente, tra qualche anno guarderemo agli attuali progetti di intelligenza artificiale nello stesso modo in cui oggi guardiamo ai primi anni della trasformazione verso il cloud: non come il punto di arrivo, ma come le fondamenta di un modo completamente nuovo di operare e innovare in modo continuo.
I veri vincitori di questa trasformazione saranno coloro che sapranno diventare progressivamente più intelligenti, più adattivi e, in ultima analisi, più autonomi.
Jan Gilg è membro dell’Extended Board di Âé¶¹Ô´´ SE e Global President di Customer Success & Americas
