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Metaverso: terra dei sogni o distopia?

di Stefanie Glenk, Global Communication, Senior Communication Expert – Manager and Leadership Communication di Âé¶¹Ô­´´

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Quando si chiede a ChatGPT di descrivere il metaverso, la risposta è qualcosa di simile: “Il metaverso è un concetto che descrive una realtà virtuale interattiva attraverso la quale le persone possono entrare in mondi digitali, esplorarli e persino comunicare e interagire in essi. È una versione potenziata di Internet che va oltre i siti Web e offre un ambiente tridimensionale, consentendo agli utenti di muoversi in mondi virtuali in tempo reale e di interagire con altri utentiâ€. Nella sua risposta, il chatbot basato sull’intelligenza artificiale (IA) cita anche i dispositivi per la realtà aumentata e le cose che si possono fare nel metaverso, come chattare ed effettuare videochiamate, giocare e imparare o persino effettuare complesse transazioni virtuali.

La risposta dell’intelligenza artificiale non offre alcun aspetto emotivo, ed è una caratteristica dell’IA. Eppure, è proprio questo aspetto emotivo a rendere così complessa una discussione sulle opportunità e i rischi del metaverso o delle realtà virtuali. Le opinioni in merito possono variare dall’entusiasmo estremo al rifiuto assoluto. Alcuni evitano del tutto l’argomento perché non ne sanno molto o semplicemente non sono interessati; altri vedono un enorme potenziale e molte opportunità.

L’ultima mostra d’arte di Âé¶¹Ô­´´ – The Metaverse: Dreamland or Dystopia? – punta i riflettori su questi temi. Tredici artisti presentano ciascuno il proprio punto di vista sulla convergenza tra realtà e virtualità, arte e tecnologia. Lavorando con una varietà di media, esplorano in modo giocoso lo spazio e il tempo, attraversando il reale, l’aumentato e il virtuale. È possibile scegliere di vedere la mostra nel mondo reale, visitando il Âé¶¹Ô­´´ International Training Center di Walldorf, oppure di viverla in una galleria virtuale. La mostra sarà aperta fino al 1° settembre 2023.

Alexandra Cozgarea, curatrice della mostra, analizza da vicino l’impatto dei mondi virtuali e dell’intelligenza artificiale sull’arte. “Gli artisti hanno sempre usato strumenti per creare le loro opere, che si trattasse di martello e scalpello, vernice e pennello o, nell’era della tecnologia, di software di progettazione grafica, algoritmi e intelligenza artificiale. I rapidi progressi tecnologici di oggi creano strumenti che migliorano le nostre capacità fisiche e mentali. Le possibilità per il futuro sono infiniteâ€, ha detto Cozgarea durante il suo intervento all’inaugurazione della mostra, sottolineando quanto sia importante per Âé¶¹Ô­´´ utilizzare le tecnologie innovative in modo responsabile.

Ma per Cozgarea e gli artisti presenti in mostra, la domanda più profonda è se l’arte digitale e quella fisica possano coesistere. L’arte su Instagram è ancora arte o l’arte deve esistere solo nel mondo reale? Ma allora anche Instagram non è reale? “Il modo in cui percepiamo il metaverso non è solo una questione tecnica, ma riguarda la nostra visione di un futuro desiderabile e la nostra capacità di plasmarloâ€, ha aggiunto Cozgarea.

Il suo intento era quello di creare una mostra ibrida, con un’anima nel mondo reale e l’altra in quello virtuale, due luoghi dai confini sempre più labili. Le opere esprimono il loro pensiero su come noi, come società, vogliamo definirci come esseri umani e su come le macchine si inseriscono.

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Durante l’inaugurazione della mostra, Jörg Kraus, che ha contribuito alla realizzazione dell’esposizione ed è egli stesso uno degli artisti presenti, ha tenuto un discorso sul metaverso, in cui ha collegato gli attuali punti di vista artistici a tutte le domande ambivalenti sul rapporto tra uomo e macchina.

A suo avviso, se il metaverso sia un paese dei sogni o una distopia dipende dalle nostre convinzioni e dalla nostra mentalità. “La digitalizzazione ha già cambiato le nostre vite e continuerà a farlo ad alta velocitàâ€, ha esordito. “Siete pronti a considerare l’impatto che potrebbe avere su di voi?â€.

“Come artisti, ci chiediamo se l’abbondanza di immagini a cui la nostra società è già esposta continuerà a crescere e a livellare tutto. Sarà davvero importante per qualcuno se un’opera d’arte è stata creata da una persona o da una macchina? Avremo ancora una nozione di bellezza e saremo critici nei confronti delle cose – o tutto questo svanirà sullo sfondo?â€.

Quando gli è stato chiesto quale sia la sua posizione sul metaverso, Kraus ha risposto: “Una domanda chiave per me è: dove dirigere la mia attenzione quando più elementi sono in competizione per essa? Possiamo concentrarci su una sola cosa alla voltaâ€.

The Metaverse: Dreamland or Dystopia? riguarda l’arte e quindi principalmente le percezioni degli artisti e l’estetica con cui esprimono i loro pensieri. Immagini, sculture, installazioni, video e una galleria virtuale ci accompagnano in un viaggio attraverso il reale e il digitale, il bidimensionale e il tridimensionale.

Parlando con gli artisti del loro lavoro, è emerso chiaramente che l’arte digitale, la media art o l’arte online stanno sfidando le nozioni di paternità e possesso che hanno sostenuto il mercato dell’arte in passato. I mondi virtuali non solo offrono agli artisti nuovi strumenti e opportunità, ma li costringono anche a confrontarsi con il dibattito in corso su come la società utilizzerà e consumerà i contenuti creativi in futuro. La nostra società ha raggiunto il punto in cui il dibattito non riguarda più solo i pro e i contro del progresso tecnologico? La mostra suggerisce che la società dovrebbe interrogarsi sui “patti†tra uomo e macchina, tra uomo ed economia.

Quindi, il metaverso è un paese dei sogni o una distopia? Anche tra gli artisti in mostra non esiste una risposta univoca a questa domanda.

Alcuni degli artisti in mostra condividono il loro pensiero:

Michaela Schrabeck utilizza l’intelligenza artificiale per creare le sue opere.

“Per me la tecnologia digitale è un’espressione contemporanea della creatività umana. Sono attratta dal machine learning e dalle opere d’arte fantasiose che l’intelligenza artificiale sogna. Le opere che ho insegnato alla macchina a creare possono essere considerate arte e saranno accettate dal mio pubblico? O devono essere tradotti in forme d’arte tradizionali?â€.

Paul Hirsch crea le sue sculture due volte: in legno e in uno spazio virtuale.

“La virtualità e la realtà non sono forse confluite molto tempo fa? Avevamo già strumenti tecnici potenti. Ne abbiamo solo aggiunti altri o rappresentano un passaggio a un mondo nuovo e diverso? Domande sbagliate e troppo passive. Credo che dipenda dall’uso che ne facciamo. Lo spazio tra il virtuale e il reale – e dove i due si sovrappongono – è ciò che trovo così eccitanteâ€.

Christiane Rath costruisce “nidi umani†con rami e foglie e invita l’osservatore a mettersi a proprio agio al loro interno. Riflette su ciò che potremmo perdere nel mondo virtuale: le esperienze tattili e gli odori che si imprimono nella nostra memoria.

“Il mondo virtuale è eccitante ed emozionante. Apre un’infinità di possibilità per nuovi mondi fantastici e avventure sensoriali. Tuttavia, ogni volta che mi accorgo di essere troppo entusiasta delle ultime innovazioni, penso a ciò che potremmo perdere lungo la stradaâ€.

Jörg Kraus lavora con i dati di localizzazione di Google Maps.

“Il mondo intero viene rasterizzato e convertito in dati virtualmente riproducibili. Mi sento sollevato ogni volta che scopro una lacuna: anche alla “macchina†sfugge qualcosa. Questo le conferisce una qualità simile a quella umana. Mi preoccupa, però, il fatto che le lacune si stiano riducendo e che quelle fughe che oggi possiamo ancora goderci scomparirannoâ€.

Disclaimer: questo articolo non riguarda aspetti tecnologici, né è una valutazione dell’intelligenza artificiale, delle realtà virtuali o del metaverso. Contiene invece diverse risposte alle domande che l’uso di queste tecnologie ha sollevato, con un’attenzione particolare al loro impatto sugli artisti.

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